CHI SIAMO

Lo Puy è un'azienda agricola di montagna che produce formaggi di capra a latte crudo con capre al pascolo otto mesi l'anno. I nostri formaggi si possono acquistare in azienda o in diversi negozi della Valle Maira, dintorni di Cuneo e Saluzzo. Da maggio fino a settembre facciamo vendita diretta sulla piazza di Cartignano (7 km salendo in valle da Dronero) dalle 17 circa fino le 20.30.




Da tre anni grazie all'apertura del locale di degustazione La Chabrochanto offriamo taglieri di formaggio, carne di capra e capretto e piatti con i nostri prodotti aziendali. Il locale è aperto su prenotazione da aprile fino a Capodanno il sabato e la domenica. Da Giugno in poi sono disponibili, anche durante la settimana, il tagliere di formaggi e varie soluzioni tra cui anche merende sinoire.





Per info:





-allevamento, caseificazione Giorgio 3349324594





-agriturismo, accoglienza in azienda,vendita formaggi Marta 3393155848





-allevamento, vendita formaggio, ceramica grès, curatrice del blog Lara 3407296612









come raggiungerci

L'azienda è situata in borgata Podio 2 km dal Comune di San Damiano Macra al principio della Valle Maira, 12 km da Dronero, 33 km da Cuneo. Potete raggiungerci in macchina (deviazione sulla destra per Pagliero, poi tenere sempre la destra ai bivi successivi) o ancor meglio a piedi lasciando la macchina nella piazza di San Damiano percorrendo il vecchio sentiero panoramico.













perchè il blog

L'azienda agricola Lo Puy si apre al mondo della rete per farsi conoscere e non solo; per tenere aggiornati amici, appassionati di montagna, amanti delle buone cose, sostenitori di una realtà agricola montana ancora possibile nonostante le innumerevoli difficoltà.Vuol essere un modo per comunicare passo passo questa nostra scelta di vita nel corso delle stagioni rendendo partecipi tutti quelli che ci seguono da vicino e da lontano. Grazie per il sostegno che ci date!















giovedì 10 novembre 2011

IX convito: Tra cielo e terra












Concludiamo i conviti con la parte più importante delle tematiche. Non aggiungo tante parole oltre ai testi riportati. La spiritualità è parte integrante dell’uomo e con essa il legame con la terra e la natura.

Con l’augurio di aver stimolato ed incuriosito i lettori del nostro sito vi rimandiamo al prossimo anno, alla terza edizione dei conviti. Grazie per averci seguito e perdonate eventuali errori o dimenticanze in questi riassunti;  non è semplice ripercorrere le emozioni, le sensazioni, le idee innumerevoli suscitate dalle condivisioni.

XXIII - CANTO NOTTURNO Dl UN PASTORE ERRANTE DELL' ASIA
G. Leopardi
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Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?

Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L'ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
Cade, risorge, e più e più s'affretta,
Senza posa o ristoro,
Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Abisso orrido, immenso,
Ov'ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
E' la vita mortale.

Nasce l'uomo a fatica,
Ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolar dell'esser nato.
Poi che crescendo viene,
L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
Con atti e con parole
Studiasi fargli core,
E consolarlo dell'umano stato:
Altro ufficio più grato
Non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perchè dare al sole,
Perchè reggere in vita
Chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
Perchè da noi si dura?
Intatta luna, tale
E' lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
E forse del mio dir poco ti cale.

Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
Questo viver terreno,
Il patir nostro, il sospirar, che sia;
Che sia questo morir, questo supremo
Scolorar del sembiante,
E perir dalla terra, e venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
Il perchè delle cose, e vedi il frutto
Del mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l'ardore, e che procacci
Il verno co' suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
Che son celate al semplice pastore.
Spesso quand'io ti miro
Star così muta in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
Ovver con la mia greggia
Seguirmi viaggiando a mano a mano;
E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito Seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?
Così meco ragiono: e della stanza
Smisurata e superba,
E dell'innumerabile famiglia;
Poi di tanto adoprar, di tanti moti
D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
Girando senza posa,
Per tornar sempre là donde son mosse;
Uso alcuno, alcun frutto
Indovinar non so. Ma tu per certo,
Giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
Che degli eterni giri,
Che dell'esser mio frale,
Qualche bene o contento
Avrà fors'altri; a me la vita è male.

O greggia mia che posi, oh te beata,
Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perchè d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perchè giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
Tu se' queta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, nè di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perchè giacendo
A bell'agio, ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?

Forse s'avess'io l'ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
E' funesto a chi nasce il dì natale.


RISPOSTA  DI CAPO SEATTLE DEGLI SUQUAMISH AL GOVERNATORE BIANCO ISAAC STEVENS IN UNA FREDDA GIORNATA DI DICEMBRE DEL 1853.
Ogni pezzo di questa terra è sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni tenera riva, ogni vapore negli oscuri boschi, ogni raduna, ogni insetto ronzante, sono sacri, nella memoria e nell'esperienza del mio popolo. La linfa che scorre negli alberi porta con sè i ricordi dell'uomo rosso. I morti dell'uomo bianco dimenticano il luogo della propria nascita quando camminano tra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa bellissima terra. perchè essa è la madre degli uomini rossi.  I nostri morti continuano ad amare e a ricordare, i rapidi fiumi della terra, le scintillanti increspature sulla superficie degli stagni, gli sfarzosi colori degli uccelli. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi.
I fiori profumati sono nostri fratelli,  il cervo, il cavallo, la grande aquila, questi sono nostri fratelli. Le creste rocciose, gli spiriti dei prati, il calore del corpo del cavallo e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Così quando il Grande Capo di Washington ci fa sapere che desidera comperare la nostra terra, ci chiede tanto. Su quello che Capo Seattle dice, il Grande Capo di Washington può contare, così  come i nostri fratelli bianchi possono contare sul ritorno delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle. Esse non tramontano. Il Capo di Washington ci manda parole di amicizia e di buona volontà. Questo è gentile da parte sua. Così noi valuteremo la vostra offerta di comperare la nostra terra.
Non sarà facile.
Per noi la terra è sacra. Noi siamo felici nei boschi e sui torrenti che scorrono veloci. L'acqua che pulsa nei ruscelli non è acqua, ma il sangue dei nostri antenati. Se vi venderemo la nostra terra, dovrete ricordarvi che essa per noi è sacra, e dovrete insegnare ai vostri figli che essa è sacra. Ogni riflesso spettrale sulla limpida acqua dei laghi racconta eventi e memorie  della vita del mio popolo. Il gorgoglio dell'acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli; essi spengono la nostra sete. I fiumi, nel tenero abbraccio delle loro rive, trasportano le nostre canoe dove essi vogliono. Se venderemo la nostra terra, dovrete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli, e vostri, e voi dovrete d'ora innanzi trattare i fiumi con la stessa gentilezza con la quale trattereste un vostro fratello.
Così Capo Seattle valuterà l'offerta del Capo di Washington. Ci penseremo su. L'uomo rosso ha sempre indietreggiato all'avanzare dell'uomo bianco, come la bruma sui pendii montani fugge davanti al sole del mattino. Per noi le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono terreno consacrato, e così queste colline, questi alberi.
Questa parte di terra per noi è sacra. L'uomo bianco non capisce. Per lui ogni pezzo di terra è uguale a un altro, poichè egli è un vagabondo che arriva di notte, e prende dalla terra tutto ciò di cui ha bisogno. La terra non è sua sorella, ma il suo nemico, e quando nella lotta risulta vincitore, se ne va. Si lascia alle spalle le tombe dei suoi padri, e non gliene importa. Toglie la terra ai suoi figli. E non gliene importa. Le tombe dei suoi padri e il diritto di nascita dei suoi figli vengono dimenticati dall'uomo bianco,  che tratta sua madre la terra e suo fratello il cielo alla stregua di  cose da comperare, depredare, e vendere come si fa con le pecore, il pane o le perline luccicanti. In questo modo, i cani dell'avidità divoreranno la fertile terra e lasceranno solamente un deserto.

L'uomo bianco è come un serpente che si mangia la coda per vivere.
E la coda diventa sempre più corta. Le nostre usanze sono diverse dalle vostre. Noi non viviamo bene nelle vostre città, che sembrano un'infinità di nere verruche sulla faccia della terra. La vista delle città dell'uomo bianco fa male agli occhi dell'uomo rosso come la luce del sole che colpisce gli occhi di chi emerge da una grotta buia. Nelle città dell'uomo bianco ci si sforza sempre di superare in velocità una valanga. Il rumore sembra perforare le orecchie. Ma che senso ha di vivere se non si riesce a sentire il verso solitario del tordo o il gracidare delle rane di notte intorno ad uno stagno? Ma io sono un uomo rosso e non capisco. Io preferisco il vento che dardeggia sulla superficie di uno stagno e il profumo del vento stesso, purificato da uno scroscio di pioggia a mezzogiorno. L'aria è preziosa per l'uomo rosso, perchè tutte le cose condividono lo stesso respiro; gli animali, gli alberi, e l'uomo, partecipano tutto dello stesso respiro. L'uomo bianco non si preoccupa dell'aria fetida che respira. Come un uomo che ormai soffre da molti giorni, è insensibile 

al tanfo. Ma se venderemo la nostra terra, dovrete ricordare che per noi sono preziosi l'aria, e i nostri alberi, e gli animali. Il vento dona all'uomo il suo primo respiro e riceve il suo ultimo respiro. E se noi venderemo la nostra terra, voi la preserverete come isola sacra, come un luogo dove persino l'uomo bianco può recarsi per sentire il profumo del vento addolcito dai fiori di campo. Così valuteremo la vostra offerta di comperare la nostra terra. Se decideremo di accettare, in questo momento voglio porre una condizione: l'uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Mi hanno raccontato di migliaia di bisonti lasciati a imputridire nelle praterie dagli uomini bianchi che avevano sparato loro da treni in corsa.
Io non capisco.
Per noi gli animali sono nostri fratelli, e noi uccidiamo solo per sopravvivere. Se noi venderemo all'uomo bianco questa terra, egli deve fare la stessa cosa, perchè gli animali sono nostri fratelli. Che cosa è l'uomo senza gli animali? Persino il lombrico mantiene soffice la terra perchè l'uomo possa camminarci. Se tutti gli animali scomparissero, gli uomini morirebbero a causa della grande solitudine. Perchè tutto ciò che succede agli animali, succede all'uomo perché noi tutti partecipiamo dello stesso respiro. Noi valuteremo la vostra offerta di comperare la nostra terra. Non mandate uomini a chiederci di decidere in fretta. Noi decideremo con i nostri tempi. Se dovessimo accettare, in questo momento pongo una condizione: non ci verrà mai negato il diritto di camminare delicatamente sulle tombe dei nostri padri, delle nostre madri e dei nostri amici, né l'uomo bianco potrà profanare queste tombe. Le tombe dovranno ricevere sempre la luce del sole e la pioggia che cade. Allora l'acqua cadrà lievemente sui verdi germogli e filtrerà lentamente in basso per inumidire le labbra riarse dei nostri antenati e spegnere la loro sete. Se vi venderemo questa terra, voglio porre subito questa condizione: dovrete insegnare ai vostri figli che la terra sotto i loro piedi risponde più teneramente ai nostri passi che ai vostri, perchè è ricca delle vite dei nostri simili. Insegnate ai vostri figli ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è nostra madre. Tutto ciò che accade alla terra, accade ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Questo noi lo sappiamo. La terra non appartiene all'uomo bianco, l'uomo bianco appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono legate come il sangue che unisce la nostra famiglia. Se noi uccideremo i serpenti, i topi selvatici si moltiplicheranno e distruggeranno il nostro mais. Tutte le cose sono collegate. Tutto ciò che accade alla terra accade ai figli e alle figlie della terra. L'uomo non ha intrecciato il tessuto della vita; ne è solamente un filo. Tutto ciò che egli fa al tessuto, lo fa a se stesso. No, il giorno e la notte non possono vivere insieme. Valuteremo la vostra offerta.

La mia gente mi chiede:
" Che cos'è che l'uomo bianco vuole comperare?" Per noi quest'idea è strana. Come si può comperare o vendere il cielo, il calore della terra, la velocità dell'antilope? Come possiamo vendervi queste cose? E voi, come potete comperarle? La terra diventa forse vostra per farne ciò che volete semplicemente perché l'uomo rosso firma un pezzo di carta e lo da all'uomo bianco? Se noi non possediamo la freschezza dell'aria e lo scintillio, voi, come potete comperarli da noi? Potete forse ricomperarvi il bisonte quando ormai l'ultimo è morto? Ma noi valuteremo la vostra offerta. Nel suo fugace momento di forza, l'uomo bianco pensa di essere un dio che può trattare sua madre, la terra, e fiumi, che sono suoi fratelli, e i suoi fratelli rossi come gli pare. Ma l'uomo che comprerebbe e venderebbe la propria madre i propri fratelli e le  proprie sorelle, brucerebbe i propri figli per stare al caldo. Quindi valuteremo la vostra offerta di comperare la nostra terra. Il giorno e la notte non possono vivere insieme. La vostra offerta sembra equa, e penso che la mia gente l'accetterà e andrà nella riserva che le avete destinato. Vivremo separati, e in pace. Le tribù sono fatte di uomini, nulla più. Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche i bianchi dovranno scomparire; forse prima di tutte le altre tribù. Continuando a insudiciare il letto in cui dorme, una notte l'uomo bianco soffocherà nella propria sporchizia. Ma nel momento della morte l'uomo bianco splenderà, infiammato dalla forza del dio che lo condusse su questa terra e che, per qualche scopo preciso, gli diede il potere su di essa. Per noi questo destino è un mistero, perchè non riusciamo a capire che cosa può mai diventare la vita quando tutti i bisonti sono stati massacrati, tutti i cavalli selvaggi domati, gli angoli della foresta sono oppressi dall'odore di molti uomini, e il panorama delle colline rovinato dai cavi del telegrafo. Dov'è il boschetto? Sparito. Dov'è l'aquila? Sparita. E che cosa significa dire addio al cavallo veloce e alla caccia? La fine della vita e l'inizio della sopravvivenza.

Il dio dell'uomo bianco gli diede il potere sugli animali,
sui boschi e sull'uomo rosso, per qualche scopo preciso, ma questo destino è un mistero per l'uomo rosso. Noi forse potremmo arrivare a capire se sapessimo che cosa sogna l'uomo bianco, quali sono le speranze di cui parla ai propri figli nelle lunghe notti d'inverno, quali sono le visioni che marcano a fuoco i suoi occhi e che questi desidereranno all'indomani. I sogni dell'uomo bianco sono ignoti, noi ce ne andremo sulla nostra strada. Quindi valuteremo la vostra offerta di comperare la nostra terra. Se accetteremo, sarà per assicurarci la riserva che ci avete promesso. Là, forse, potremo trascorrere come desideriamo i pochi giorni che ci restano. C'è poco in comune tra noi. Se vi venderemo la nostra terra,  essa si riempirà dei giovani audaci, delle teneri madre, delle donne sagaci, e dei bimbi che un tempo vivevano ed erano felici quì.
I vostri morti camminano tra le stelle,
mentre i nostri morti ritornano alla terra che amano. L'uomo bianco non sarà mai solo a meno che, in un lontano futuro, non distrugga le montagne, gli alberi, i fiumi e l'aria. Se sulla terra si dovesse arrivare a questo, e gli spiriti dei nostri morti, che amano la terra, non desiderassero più ritornare a trovare i propri cari, allora in quella luce accecante di mezzogiorno che ferisce gli occhi l'uomo bianco camminerà nel suo deserto nella più grande solitudine.
 
 
 


            

Lara

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